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 Oggetto del messaggio: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 19/07/2019, 12:07 
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PREMESSA
Incomincio questo “pippone” in una caldissima giornata di fine giugno, fuori ci sono circa 40° ma, in casa, tra un gelato ed una birretta si sopravvive,
abbiate pazienza perchè la mia ingnoranteria nell'arte dello scrivere è nota e quindi mi aiuterò facendo dei disegni e delle fotografie, ma alla fine penso che per voi sarà divertente leggere questo strano “pippone”

Ancora una cosa, essendo io un noto casinaro salto di palo in frasca, seguendo un mio filo logico notoriamente ingarbugliato... è così non ci posso fare niente.... sopportatemi.



POSIZIONIAMO I FATTI IN UN CONTESTO STORICO

Il 12 ottobre 1492. Cristoforo Colombo scoprì l'America,
in quel giorno gli storici fanno finire il Medioevo ed incomincia il Rinascimento e l'Era Moderna.

La Battaglia di Pavia ( 1525 ) solo 33 anni dopo la scoperta dell'America, è dunque la battaglia finale di una delle prime guerre dell'Era Moderna.

Ma perchè per noi appassionati di armi da fuoco è importante questa semisconosciuta battaglia ?

Perchè questa battaglia sancisce l'inizio della fine di un tipo di guerra, quella fatta con le spade e le lance, quella fatta con la carica di cavalleria pesante che spazzava i fanti, quella dei castelli fortificati e degli assedi che duravano anni.

L'archibugiere, figlio di una serva e di padre ignoto è il vero vincitore della Battaglia di Pavia.


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Intendiamoci la spada in guerra l'hanno continuata ad usare, le cariche di cavalleria le hanno fatte anche nella 2° guerra mondiale, ma questa battaglia è stata la prima che è stata vinta grazie alle armi da fuoco, archibugi maneggiati da gente di basso lignaggio che hanno avuto la meglio sui cavalieri (nobili) con corazza, scudiero e paggetto al seguito, e questo è stato scandaloso per l'epoca.

Gli spagnoli impararono velocemente e con pochissimi uomini e gli archibugi,
pochi anni dopo conquistarono i regni degli Inca e degli Aztechi nel centro e
sud America.


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Per quanto riguarda i castelli e le fortificazioni sono sempre stati fatti, li fanno anche ora, ma piano piano è cambiata la maniera di costruirli, adattandoli a cannoni sempre più precisi e potenti, mentre prima servivano esclusivamente per respingere gli assalti fatti con scale e ponti.

L'Italia del nord, ed in particolare la pianura padana con le sue terre fertili e le sue acque, è sempre stata una terra contesa dalle ricche e potenti nazioni forti dell'epoca, Francia, Austria e Spagna si guerreggiavano in continuazione per accaparrarsi un pezzo di terra in più.

La guerra tra Francia e Spagna iniziò nel 1521 dopo che Carlo d'Asburgo,
già re di Spagna, era diventato Imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo V.

La Francia possedeva il Piemonte e Milano e la Spagna era padrona del centro Italia e parte del Nord, da Pavia fino alle terre di Venezia.

I primi anni furono sfavorevoli ai francesi che subirono pesanti sconfitte in varie piccole ed estenuanti battaglie,
così alla metà del 1524 Francesco I Re di Francia scese in Italia alla testa di un poderoso esercito nel tentativo di risolvere la guerra una volta per tutte.

Gli spagnoli si ritirarono dentro Pavia con un grosso esercito e molte provviste e ad Est, oltre l'Adda, con varie guarnigioni.
La difesa della città fu affidata a Don Antonio de Leyva, un fedelissimo di Carlo V.

Alla fine di ottobre 1524 i francesi mettono sotto assedio Pavia.

Durante i mesi successivi la città resistette a tutti gli assalti dei francesi,
questi assalti erano stati fatti in maniera tradizionale, piccole scaramucce sotto le mura, qualche colpo di cannone ma niente di più.

Questo è stato un grosso errore da parte del Re francese perchè allungando la guerra con tornei di caccia e scaramucce tra le diverse fazioni ha permesso a Charles de Lannoy (Vicerè di Napoli) e a Ferdinando d'Avalos (Marchese di Pescara) di posizionarsi con le loro truppe a Est dell'Adda.

Intanto, Don Antonio de Leyva, capo della guarnigione di Pavia ha mandato dei fidati cavalieri oltre il Brennero, questi hanno ingaggiato un esercito di 12.000 Lanzichenecchi nel Tirolo austriaco.

I Francesi, dal canto loro, hanno preso altrettanti mercenari dalle valli svizzere.


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Dopo continuo.....

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 19/07/2019, 15:40 
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Continuo.

VEDIAMO IL CAMPO DI BATTAGLIA

A Pavia, nella chiesa di San Teodoro ci sono due affreschi attribuite a Bernardino Lanzani e datati 1522, (quindi di solo 3 anni prima) con viste di Pavia, posti nella prima campata della navata sinistra: interessanti sono i dettagli del Ponte Coperto, del Castello Visconteo, delle torri medievali e delle fortificazioni

Il primo affresco è molto rovinato dall'umidità ed è per più di metà scrostato,
(un vero peccato)


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san-teodoro-2.jpg
san-teodoro-2.jpg [ 53.19 KiB | Osservato 535 volte ]

Si riconosce:
Al centro il possente castello con 4 torri.
1 A nord, in direzione di Milano, il parco.
2 Le mura della città.
3 Le mura del parco .


Decisamente più conservato il secondo affresco


Allegato:
San_Teodoro.jpg
San_Teodoro.jpg [ 158.63 KiB | Osservato 535 volte ]



Scendendo nei particolari e selezionando la parte alta vediamo:
1 Mura della città
2 Mura di cinta del parco lato ovest.
al centro il castello e si intuisce il parco all'estremità superiore

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nord.png
nord.png [ 133.79 KiB | Osservato 535 volte ]



Se guardiamo la parte bassa vediamo:
1 Le mura sud che fanno anche da argine al Ticino.
2 Il ponte sul Ticino
3 Le torri, con ponte levatoio, a dfesa del ponte.
4 Il Ticino.
5 Il Siccomario.
(il nome "Siccomario" deriva da "sicum mare" un tardo "latinorum" che significava così come il mare, in effetti, il Siccomario era una enorme palude triangolare con i lati di una decina di Km. alla confluenza trà il Ticino ed il Po,
è stata bonificata all'inizio dell'800, )


Allegato:
sud.png
sud.png [ 490.4 KiB | Osservato 535 volte ]



Qui sotto metto un mio disegnino per farvi capire bene il territorio,
questo disegnino lo userò anche per indicare i vari spostamenti delle truppe.

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Continuo......

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 19/07/2019, 21:21 
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IL RAGIONAMENTO DEL RE DI FRANCIA

Ora se Voi siete il Re di Francia,
borioso e viziato come pochi al mondo,
dove vi accampereste ?
dove mettereste Voi le vostre reali chiappe ?

A sud, in una malsana palude,
o a nord in un parco di caccia di proprietà del nemico ?

Nord,
benissimo !

Alla fine di ottobre del 1524 i francesi invadono il parco e accampandosi mettono sotto assedio Pavia.

La tattica del Re francese era chiara, “Io ti metto sotto assedio e ti prendo per fame”
così si è sempre fatto e così faremo anche questa volta.

Nel corso dei 3 mesi successivi ci sono state continue scaramucce e piccoli assalti tra i 2 eserciti,
intanto il Re fra tornei di caccia (nel parco), banchetti e donne si godeva la sua reale guerra.

Mentre Francesco I ed i suoi cavalieri sprecavano tempo prezioso sotto le mura di Pavia, dilettandosi con la caccia e con altri piacevoli passatempi, gli spagnoli nel corso del mese di gennaio avevano ricostruito attorno a Lodi un esercito con i 12.000 lanzichenecchi e 600 archibugeri, venuti dall'Austria attraverso il Brennero con una marcia invernale e con le truppe provenienti dal sud all'ordine di .Charles de Lannoy (Vicerè di Napoli) e a Ferdinando d'Avalos (Marchese di Pescara)

In totale, l'esercito spagnolo di rinforzo, poteva contare all'incirca su 25.000 uomini + gli uomini presenti all'interno di Pavia.

Nei primi giorni di febbraio le truppe spagnole di rinforzo arrivano in vista del muro di cinta orientale del Parco Visconteo e piantano le loro tende in località Prado.

I francesi, alla notizia, spostano le loro truppe più a owest e a sud-est e fanno costruire un ponte di barche sul Ticino in secca invernale per collegare le truppe.

Nei giorni successivi i 2 eserciti si fronteggiano in un continuo susseguirsi di scaramucce, sortite, duelli, colpi d'artiglieria, colpi di mano ed incursioni.

Questa volta però il tempo lavorava a vantaggio dei francesi perche i 12.000 lanzichenecchi volevano essere pagati ogni giorno e minacciavano di abbandonare o peggio di passare dalla parte dei francesi se non pagati.

Il consiglio di guerra spagnolo posto di fronte alla possibilità di una sconfitta per mancanza di “cassa” decide per una battaglia disperata.


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Continuo dopo......

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 20/07/2019, 11:49 
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1° GIORNO

Il 23 febbraio l'esercito composto dai rinforzi spagnoli accampati al Prado,
toglie le tende e simula una ritirata veso Lardirago.

Nella notte trà il 23 ed il 24 febbraio dei guastatori spagnoli aprono 3 breccie nel muro di cinta del Parco Viconteo il prossimità di Due Porte.


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Nelle brecce entrano circa 3.000 archibugeri 8.000 picchieri ed un numero imprecisato di cavalieri che sono prontamente ritornati indietro.

I guastatori intanto raggiungono Vernavola e chiudendo le chiuse allagano la campagna.


SPIEGHIAMO COSE E' VERNAVOLA

Vernavola (Vàrnavula in dialetto) è un piccolo corso d'acqua affluente di sin. del Ticino, che si è formato nel Neozoico, circa 18.000 – 15.000 anni fa, è lungo circa 15 Km.

Attualmente ci sono quasi 35 ettari di terra attorno a questo corso d'acqua che sono stati dichiarati Parco Comunale ed Oasi di protezione della fauna.

E' molto ben tenuto e frequentato da mamme con bimbi, da ciclisti, da chi vuole passeggiare o correre (io e mia moglie ci abbiamo fatto migliaia di Km. di corsa a piedi)

Il nome lo deve al suo corso estremamente sinuoso, contorto,
gli antichi romani lo chiamavano Vermis (verme) e storpiando quel nome siamo arrivati all'odierno Vernavola.

Nel Neozoico, Vernavola raccoglieva l'acqua che si scioglieva nella pianura tra Milano e Pavia,
guardando il suo letto doveva essere un vero e proprio fiume,
i romani circa 2.000 anni fa ne hanno capito il potenziale difensivo per la città e hanno modificato il suo letto, terrazzandolo.

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Su Vernavola hanno poi costruito dei piccoli ponti molto difendibili, dove poteva passare solo un cavallo alla volta, questi ponti facevano anche da chiusa e, quando volevano, potevano allagare il terreno terrazzato.

Il lago così fatto nascondeva il corso contorto del piccolo fiume impedendo così un guado sicuro,
inoltre i cavalli venivano frenati sul terreno fangoso e quindi facilmente attaccabili.

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Questi ponti, naturalmente restaurati, esistono ancora.

Questo è l'ingresso esterno che era dotato di una porta.

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Questa foto l'ho fatta dall'interno,
come si vede è stretto e ci può passare solo un uomo o un cavallo alla volta.

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Altre foto del bel Parco dove si vede il corso contorto dell'acqua

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Continuo dopo...

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 21/07/2019, 17:51 
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DOVE ERO ARRIVATO ?

A si:
Nelle brecce entrano circa 3.000 archibugeri 8.000 picchieri ed un numero imprecisato di cavalieri che sono prontamente ritornati indietro.

I guastatori intanto raggiungono Vernavola e chiudendo le chiuse allagano la campagna.



ATTENTI, PERCHE' I FATTI SONO VELOCISSIMI ORA

I 3.000 archibugeri si posizionano, ben nascosti, in un boschetto senza attraversare Vernavola,
8.000 Lanzichenecchi ed i cavalieri attraversano Vernavola e, coperti dal buio e dalla nebbia, raggiungono il Castello di Mirabello alle primissime luci dell'alba.

I pochi soldati di guardia sono i primi a cadere,
poi tocca alla variopinta folla di non combattenti di varia professione al seguito dell'esercito francese che, a seconda dello stato sociale, era alloggiata nelle vicinanze del Castello.

Sorpresi nel sonno molti non ebbero il tempo di fuggire e furono massacrati dagli Lanzichenecchi che misero a sacco ogni cosa.

I superstiti francesi diedero l'allarme al Castello e alle altre postazioni a ovest.

I francesi capiscono che non è una semplice incursione e fanno aprire il fuoco dall'artiglieria,
i Lanzichenecchi si stendono a terra o si riparano dietro agli alberi per evitare di essere colpiti,
i cavalieri fuggono a nord per non essere colpiti.

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Il Re fa uscire la cavalleria pesante per fronteggiare i Lanzichenecchi e al seguito i mercenari svizzeri,
(ATTENZIONE non era "la cavalleria", era "LA CAVALLERIA" era il fior fiore della nobiltà della Francia, erani i nobili più vicini al Re)

I Lanzichenecchi (più leggeri) si ritirano veloci verso la zona allagate ed attraversano il ponte,
l'artiglieria francese smette di sparare per non colpire i propri cavalieri.

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La trappola si chiude,
i cavalieri francesi appesantiti della armature e con i loro cavalli non adatti al fango si muovono lentamente e vengono bersagliati dagli archibugieri prima di passare il ponte,
chi passa il ponte se la deve vedere con i lanzichenecchi per chi torna indietro ci sono ancora gli archibugieri....

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Mentre i cavalieri francesi venivano massacrati, gli svizzeri si preparavano ad affrontare i cavalieri spagnoli che erano ritornati indietro, ben ordinati, in quadrato, rivolti a nord …
Proprio mentre stavano per entrare in combattimento contro gli spagnoli, l'ordinanza svizzera viene scompigliata dai cavalieri francesi in fuga che erano riusciti a sopravvivere agli achibugieri spagnoli e ai lanzi.

Spaventati, da quell'irruzione dei cavalieri alleati, disorientati non capendo cosa stesse succedendo, si disorientano e rompono le righe.

"Gli svizzeri, fino a quel momento ritenuti i migliori soldati d'Europa, si persero d'animo e gettate le armi a terra ruppero i ranghi e si diedero alle fuga." (cit.)

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COSA FANNO LE ALTRE TRUPPE FRANCESI ?

Le truppe francesi che erano posizionate ad ovest vanno in soccorso del Re,
quelle a sud-est rompono il muro di cinta del Parco Visconteo e si precipitano in direzione nord verso la battaglia.

A questo punto gli spagnoli asseragliati all'interno di Pavia escono chiudendo alle spalle le guarnigioni francesi che vengono da ovest.

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Adesso sono un po' stufo,
si lo so' che siamo sul più bello,
ma io sono un bastardo dentro e adesso smetto,
intanto godetevi la PUBLICITA. : Chessygrin :


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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 22/07/2019, 18:17 
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Il finale è tragico per i francesi.

Le truppe uscite da Pavia attaccano sia i francesi venuti da ovest che gli svizzeri venuti da sud-est.


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Il grosso problema erano ancora i cavalieri francesi in fuga, terrorizzati dal fuoco di sbarramento avuto poco prima, inoltre si sparge la voce (vera) che avevano colpito il cavallo del Re e che è stato fatto prigioniero.
( gli archibugeri miravano ai cavalli per 3 motivi, il primo perchè il cavallo è più grosso, il secondo perchè le pesanti armature erano quasi impenetrabili dai colpi delle armi di allora, il terzo perchè un prigioniero nobile valeva soldi, i soldi del riscatto ! )

Così i cavalieri francesi irrompono ancora una volta alle spalle dei loro alleati, generando scompiglio tra le truppe di terra.

Tutto ciò che restava dell'esercito francese si dà alla fuga verso il ponte di barche sul Ticino messo dai francesi a valle di Pavia durante l'assedio, in testa i cavalieri, seguiti dagli svizzeri e dai fanti francesi.

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Immagine2.png [ 199.47 KiB | Osservato 457 volte ]



Al comando dell'ormai piccolo gruppo di cavalieri c'era il Duca d'Alencon, cognato del Re, questo, superato il ponte, per mettersi in salvo dagli inseguitori, fece tagliare le cime di ormeggio.

Questa decisione costò la vita di tutti i soldati che non erano passati in tempo,
praticamente tutta la fanteria francese e svizzera finì fatta a pezzi dagli spagnoli o annegata nel tentativo di passare a nuoto il Ticino.

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La battaglia è finita con la disfatta totale dei francesi.

Molte sono le fonti che parlano di questa battaglia ed i dati sono, come ovvio discordanti, le più ragionevoli, secondo me, stanno nel mezzo e parlano di 7.000 morti tra i francesi + alleati ed i 700 morti tra gli spagnoli e gli alleati.
(10/1)



La battaglia è finita, ma non disperate perchè domani io continuo : Chessygrin :

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 23/07/2019, 11:50 
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Ho ancora qualche giorno prima di andare in ferie,
adesso metto dei disegni fatti da me ( ma che ho copiato ! ) che riguardano alcuni personaggi inventati, ma che potevano essere veramente vissuti in quel periodo e che potevano partecipare a vario titolo a quella guerra.



IL CONTADINO

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 Oggetto del messaggio: Re: La battaglia di Pavia 1525
MessaggioInviato: 24/07/2019, 6:54 
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QUI TRASCRIVO UN RACCONTO DI UN MERCENARIO SVIZZERO AVUTO DURANTE UNA SEDUTA SPIRITICA

Mi chiamavo Ulrich Ghorl, cattolico, nato nel centro della Svizzera, dove le montagne sono più alte.

Ero il terzogenito, quando mio padre è morto la poca terra è andata a mio fratello, il primogenito,
mia sorella è andata in sposa ed io non ho avuto scelta.

Ero un mercenario, un fante elvetico che militava per compenso a favore di Principi stranieri.

Mi misi in luce per il valore militare e la determinatezza sui campi di battaglia, ma anche per la fedeltà verso i miei comandanti.

Ci chiamavano rozzi montanari, gelosi custodi nelle nostre valli, delle libertà e delle tradizioni che avevamo strappato al potere feudale, ma pronti ad accorrere, negli altri stati, in aiuto degli eredi di quel sistema politico che avevamo combattuto nei nostri territori, contribuendo a mantenerli al potere o ad ampliarne i loro domini.

La nostra comparsa, anni fa, cambio il modo di combattere; le nostre formazioni irte di picche rivoluzionarono le tecniche belliche segnando la disfatta del cavaliere e della cavalleria medievale come arma definitiva.

Il motivo per cui il mio lavoro di mercenario si sviluppò, soprattutto nei cantoni di montagna, è da ricercarsi nella povertà.

L'unica risorsa disponibile, oltre all'agricoltura di montagna era costituita dall'emigrazione e questo significava divenire soldato a pagamento, come tanti altri prima di me, come tanti altri dopo di me.

In battaglia eravamo soldati temibili e feroci, spesso vincenti; per questo cominciammo ad essere cercati da sovrani e principi.
( e da Papi !!! )

Combattevamo in quadrati massicci, armati di picche, opponendo come istrici dai lunghi aculei agli attacchi della cavalleria, che nulla poteva.

La nostra formazione era composta da 6.000 uomini, all'incirca 70 file di 85 soldati, armati di una picca di 5,5 m. e disposti a formare un quadrato compatto e serrato.

I queste condizioni, 10.000 picchieri potevano occupare una superficie di soli 60 m. x 60 m.

Noi svizzeri ci siamo fatti notare ed apprezzare per il mestiere delle armi, unito ad una disciplina ferrea favorita da una lunga consuetudine di solidarietà reciproca data dall'amicizia e dalla parentela.

I nostri comandanti combattevano insieme a noi, e con noi vincevano o morivano.

Noi svizzeri eravamo devoti e valorosi finchè venivamo pagati, attenti al denaro ed al bottino, lontani da ambizioni politiche, ma fulminei ad abbandonare il nostro committente se ritardava il soldo, appunto “Niente argento, niente svizzeri”

Non ci legavamo in nessun modo al sovrano o principe che servivamo ma, terminata la campagna militare, facevamo ritorno nelle nostre montagne. Eravamo veri professionisti seri e puntuali, inflessibili nel dare ma altrettanto nel pretendere il dovuto.

Appartenevamo a quel variegato mondo dei mercenari che una vittoriosa campagna bellica poteva rendere carichi di ricchezze.

Pavia ci travolse: non so' come fu e come andò, non ebbi il tempo di capire, probabilmente le continue scariche degli archibugieri, probabilmente travolti dai cavalieri francesi nostri alleati, mischiati agli spagnoli che li inseguivano.

Pavia ci travolse e scrisse la nostra fine .

Travolti, non ci restò che la fuga, immediata, improvvisa, disperata, prima ancora di formare qualche quadrato.

Sono morto annegato nel Ticino.


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Località: Pavia
Regione: Lombardia
DURANTE UNA 2° SEDUTA SPIRITICA IL LANZICHENECCO ERICK ZELLER MI HA RACCONTATO

Il suono cupo e basso di nostri tamburi, i “tiefe ruhrtrommel” ci ha sempre accompagnato in battaglia, fin sotto le mura di Pavia... mi piace il loro suono, ci accompagna nelle marce, ci rincuora in battaglia, ci unisce nella vittoria e nella morte.....

Erick Zeller è il mio nome, sono un mercenario luterano del Frundsberg,
un soldato legato all'impero spagnoli dal giuramento di fedeltà prestato al mio Capitano al momento dell'aruolamento.

Nel gennaio del 1525 sono sceso dal Tirolo per la valle dell'Adige, diretto prima a Lodi e poi a Pavia, insieme alle altre compagnie di Lanzichenecchi.

Eravamo 12.000 uomini con 5.000 cavalli tedeschi e 300 cavalli borgognoni,
soldati ben armati ed addestrati, desiderosi di scontrarci con il nemico.

Sono un doppio soldo ed in battaglia ho sempre manovrato la spada lunga a 2 mani, che serve a rompere le lunghe picche dei nemici svizzeri.

Era grazie a me, e ad altri pazzi valorosi, che i miei compagni potevano infilarsi nelle formazioni nemiche e scuoterle, per disperderle o per aprire varchi a favore dei nostri compagni armati di picca.

E' un grande onore, ma un grande pericolo, stare davanti a tutta la mia compagnia.

Sotto le mura della città il nerbo principale, e più forte, era costituito dalla fanteria.

Di questa, quasi i 2/3 erano formati da noi Lanzichenecchi guidati da Georg von Frundsberg, il più grande per esperienza e capacità tra tutti i capitani tedeschi allora in attività.

In noi conviveva una combinazione di fame-mercenaria e di fedeltà all'imperatore.

A Pavia ci siamo scontrati con gli svizzeri tedeschi,
passati alla Francia solo per denaro e senza nessun onore...

Neri, sporchi, spergiuri cattolici che avevano rinnegato la nazionalità tedesca per servire il Re di Francia.

Li abbiamo feriti, dispersi, fatti a pezzi... uccidendo i loro comandanti, il Duca Riccardo di Soffolk e Longmanno di Augusta, al quale un nostro lanzi tagliò la mano carica di anelli.

Ad armi quasi uguali, furono differenti le tattiche in battaglia e noi lanzi fummo maestri di morte.

La cavalleria nemica ne uscì sconfitta grazie alle nuove tattiche e per l'arrivi di nuove armi da fuoco, efficaci poco costose e che potevano essere usate dopo pochi insegnamenti, l'archibugio ed il moschetto.

Vestivamo tutti calzoni di lana o di pelle aderenti, quasi come calzamaglie, sopra i quali indossavamo brache corte con ampi spacchi, sbuffi fiocchi al pari del corsetto.
L'unica protezione efficace era il pettorale che proteggeva solo la parte anteriore, la schiena aveva un corsetto di cuoio che costava poco.

Noi Lanzichenecchi, non dimenticatelo, combattevamo per denaro, per avidità, molti erano ladri o assassini scappati per paura della giustizia, noi eravamo come l'odierna Legione Straniera.

A battaglia finita centinaia dei miei compagni, inferociti, affamati, delusi, si precipitarono dentro al castello di Pavia alla caccia dei comandanti spagnoli che non ci avevano ancora pagato.

Io non c'ero,
preferivo aggirarmi sul campo di battaglia a depredare i morti...


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PS
da come mi è venuto quest'ultimo disegno potete capire che ho bisogno di andare il ferie : Chessygrin :

Ci, risentiamo quando torno... . : Chessygrin :

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“Meglio fare e pentere che starsi e pentirsi”
Decameron, 1349/51 - Giovanni Boccaccio

.............. e intanto volano via
spinti dal vento dell'indecisione
preziosi petali di vita .............


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